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Open data e le bellezza di essere parte della community italiana

Posted by Michele On marzo 31st, 2014 / Commenti disabilitati

Era il meeting di spaghetti open data: non avevo mai visto una community così attiva e vispa.

Per 3 giorni, un centinaio di civic hackers da tutta Italia erano a Bologna che si pone driver per tutti quelli che si occupano di open data, di innovazione nella Pubblica Amministrazione, di cambiamento, trasparenza e partecipazione.

A breve andranno on line i progetti usciti ma volevo fermare tutto con una foto: sto presentando PA to PA.

Assieme a spaghettari di wikitalia, del Comune di Matera, della Regione Piemonte, del MIUR e non solo, abbiamo aperto un varco per mettere in contatto Enti Pubblici.

Vuoi portare gli open data nel tuo comune? Vuoi proporre al tuo dirigente di aprire i dati? Sei un Sindaco che vuole aprire i dati del proprio Ente?

SpaghettiOpenData è disponibile a creare un rapporto diretto tra Comuni o Enti Localiper trasmettere in modo paritario la cassetta degli attrezzi, linee guida operative, supporto organizzativo, indicatori e prassi.

Per questo PA to PA: senza intermediazioni, tra gruppi di lavoro tra comuni, tra enti.

 

La foto è di MFortini e qui trovate le foto del day 1, qui del day 2 e qui del day 3.

Tanta gente, tanta conoscenza, tanta collaborazione: personalmente credo che questo sia il vero modo di lavorare per essere disruptive.

Una sanita’ trasparente

Posted by Michele On marzo 27th, 2014 / Commenti disabilitati

Credo fermamente nella Pubblica Amministrazione che rilascia i dati abilitando gli attori del cambiamento.

Credo in una PA che sia in qualche modo regolatrice, che apra processi e diventi piattaforma abilitante: in parte è questo che racconto quando faccio lezioni illustrando i casi che ho affrontato puntando a tutte le “porte” che ho aperto.

Da qui parte il mio invito ad entrare nel merito, andando oltre le parole chiave: quindi, anche ricordando il mio passato nella comunicazione sanitaria, alla luce del “tripadvisor degli ospedali“, dico la mia.

Il resto lo trovate su pionero.it

Come deve comunicare una Pubblica Amministrazione?

Posted by Michele On dicembre 19th, 2013 / Commenti disabilitati

Ieri ho fatto un’intervento al Formez.

Si parlava di trasparenza e innovazione nella comunicazione della Pubblica Amministrazione: viste le esperienze che ognuno di noi ha direttamente nel mondo dei certificati di nascita, degli esami da ritirare, della P.IVA da chiudere, il mondo dei social media, della condivisione, appare lontanissimo.

Ad ogni modo ci sono esperienze da raccontare e approcci da diffondere ed ho potuto dire la mia con dati, considerazioni e un caso studio con alcune evidenze, paradossi, punti appresi, problemi e proposte.

I dati e le considerazioni mi accompagnano da un po’: è il mondo del digitale e dell’open che trovate anche nell’ultima presentazione. E’ il mondo che ci circonda: avevo un dubbio nel partire così, ma vista la platea che avevo di fronte, direi che ho fatto bene a non dare nulla per scontato.

Poi ho raccontato il caso dell’agenda digitale bolognese: era un po’ che non accadeva così ho approfittato per dare alcune indicazioni su cosa non funziona e cosa non può funzionare: a volta mi faccio prendere dal pessimismo ma di fronte a problemi strutturali, c’è poco da fare.

Parlare di relazioni e di fiducia, che è il nodo della presentazione, in luoghi dove non c’è cura e accountability, è un salto nel vuoto.

Come deve comunicare la Pubblica Amministrazione? Dati, considerazioni e un caso studio con alcune evidenze, paradossi, punti appresi, problemi e proposte from Michele d'Alena

Credevo fosse digitale invece era collaborazione

Posted by Michele On dicembre 16th, 2013 / Commenti disabilitati

Davanti a noi abbiamo un metodo nuovo, una grammatica capace di scardinare l’opacità dei processi: che poi, in Italia, parlare di trasparenza non trovate possa essere davvero rivoluzionario?

Dall’hardware alla distribuzione, dal giornalismo al turismo, la trasparenza,l’ accesso alle informazioni e condivisione di cose e competenze stanno impattando sulla società modificando relazioni e filiere. Anche tra PA e società civile, seppur con ritardo e freni.
Sapete che l’economia collaborativa ormai tocca il 13% della popolazione italiana? Avete mai sentito parlare di open data?
Ma servono palestre e pratiche perché, dove c’era un controllo delle forme di produzione delle informazioni, stanno accadendo cambiamenti radicali: arrivano moltitudini dirompenti, iperconnesse, asincorne, ma con uno stesso meeting point.
Non stiamo parlando di facebook ma di nuovo paradigma capace di rompere antichi schemi: serve un progetto di lungo periodo perché la rete di persone e di saperi collegati grazie a internet rappresenta un cambio dirompente.
Il ruolo di quelli che prima ascoltavano, compravano, leggevano, assume nuove forme e sostanze.
Il cambio è radicale: culturalmente passiamo da una struttura gerarchica ad una liquida. Ma serve un nuovo Manzi, un nuovo investimento cognitivo perché ad una mutazione strutturale corrisponde una mutazione culturale, economica e sociale. Servono palestre e casi concreti: se la conoscenza diventa democratica e accessibile non possiamo non affrontare i lati oscuri, i rischi e le necessità.
Ecco le mie slide con un pò di riflessioni, dati ed esempi.

Credevo fosse digitale invece era collaborazione: digital and sharing economy from Michele d'Alena

Il crowdfunding e l’insegnamento del film “El cosmonauta”

Posted by Michele On maggio 22nd, 2013 / Commenti disabilitati

La biennale d’arte di Venezia, oppure gli  studi di uno studente. Un documentario sull’omosessualità negli USA o uno spazio verde nella piazza vicino a casa.Un’opera d’arteuna pista ciclabileun’impresa o alcuni progetti della valle d’Itria in Puglia.

O un film da 400mila euro come El Cosmonauta!

Basta scegliere cosa supportare e con pochi semplici click dal conto corrente uscirà la somma stabilita.  Grazie a quel grande o piccolo gesto si darà una mano concreta a ciò che riterremo più somigliante all’idea di mondo cui aspiriamo. Senza aspettare il permesso di nessuno, prendendo parte ad una delle più significative rivoluzioni degli ultimi tempi.

In linea con le dirompenti innovazioni delle tecnologie della comunicazione, ma anche con la tradizione mutualistica di fine ottocento, il crowdfunding deriva dall’unione della parola crowd (folla) con funding (finanziamento) e permette, attraverso il web, di raccogliere fondi attraverso l’unione di donazioni, solitamente di piccola entità, versate dagli utenti che, insieme, arrivano alla cifra necessaria per avviare l’iniziativa.

Forse la parola utente in questo caso è davvero riduttiva, visto che crowdfunding è strettamente collegato a un’’idea di comunità e di mutualismo che su wikipedia viene definito, nei termini più generici, come “la stretta relazione fra oggetti, azioni o persone diverse, per trarne un beneficio reciproco”.

I così frequenti ed eterogenei esempi di progetti che innescano pratiche di crowdfunding evidenziano una crisi di tutte le forme di finanziamento classiche e top down: le risorse sono sempre più risicate e i processi per accedervi spesso troppo lunghi e burocratici. Moduli, garanzie impossibili e tempi biblici. Nel crowdfunding assisitiamo a processi collettivi liquidi, resi possibili dai media sociali e dalla comunicazione orizzontale.

Il resto dell’articolo lo trovate su pionero.

La comunicazione istituzionale e la pagina facebook del sindaco Renzi

Posted by Michele On maggio 10th, 2013 / Commenti disabilitati

Il collegamento diretto tra politico e cittadino è arena su cui ci giochiamo molto: di fondo c’è un nuovo rapporto e l’arena dei media sociali diventa nodo democratico e nuovo spazio civico che può contribuire a migliorare la nostra qualità della vita per hackerare le nostre città. Sia come cittadini attivi come sensori sia come appassionati di innovazione dei processi ci sono piattaforme e metodi su cui riflettere. Si parla di democrazia.

Su questo credo sia importante soffermarsi su un post di Luca De Biase che cita l’account facebook di Matteo Renzi relativamente al caso della donna ridottà in schiavitù che grazie a segnalazioni e ad investigazioni della polizia municipale fiorentina, è stata liberata in quanto si era scoperto che era in condizione di semi schiavitù.

Rileggendo il post di Luca mi trovo d’accordo su tutto ma allargo lo sguardo e mi chiedo: ma la macchina amministrativa?

La pagina facebook del Comune di Firenze usa altri toni ma non sembra sia il punto di riferimento civico.

Il punto di smistamento rassicurante nei toni e nei risultati (a quanto pare) è il canale personale di Renzi (che poi mi chiedo: da chi è gestito?).

Sto chiedendo una riflessione sulla differenza tra comunicazione istituzionale/pubblica e comunicazione politica/personale.

Renzi può fare quel commento sia perché ha macchina comunale si è attivata sia grazie ai cittadini che usano la sua pagina fb come servizio di relazioni con il pubblico.

Ma le garanzie e processi standardizzati che invece l’URP del pubblico deve avere che fine fanno? Aggiungo che so perfettamente che l’URP avrebbe avuto tempi e modi da istituzione novecentesca mentre Renzi sa muoversi e dare priorità tipiche del capo ma mi chiedo: è corretto nel medio periodo?

Non stiamo personalizzando troppo i processi? Non è la macchina amministrativa a dover essere innovata? E la legge 150 che divide comunicazione politica e comunicazione istituzionale non dovrebbe essere rinnovata?

Credo che dovremmo stare attenti a possibili derive populistiche senza fermare l’innovazione pensando al bene del paese che passa attraverso l’innovazione della Pubblica Amministrazione.

Credo fermamente che sia dentro al PA il nodo: lì ci devono essere risorse, sopratutto umane, volte all’ascolto, al monitoraggio e all’innovazione.

Le invasioni digitali come metafora del paese

Posted by Michele On maggio 1st, 2013 / Commenti disabilitati

Siamo il paese con il più grande patrimonio culturale. E da sempre ci diciamo che non siamo capaci di valorizzarlo.

Fino a poco tempo fa questa affermazione era vera ma ora lo è parzialmente perchè  abbiamo un esempio concreto: ora abbiamo invasioni digitali che, di fronte alla comunicazione turistica nazionale, credo sia un’ottima metafora del paese.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: fuori dalle istituzioni c’è molta più innovazione che dentro. I media sociali ci aiutano ma di fondo c’è quella energia che ha fatto nascere i movimenti mutualistici di fine ottocento.
Quelli che non aspettavano lo stato e si autoorganizzavano per espletare un bisogno.

Certo, qui parliamo di turismo quindi non c’è emergenza, ma lo schema regge.

Quindi, capaci di mobilitazioni collettive, che oggi definiamo di prosumerism, Invasioni Digitali è una campagna nazionale collettiva che si basa su forme di cittadinanza attiva.

Di fronte a istituzioni lente e giurassiche, che difficilmente riescono a valorizzare le energie disponibili e che spendono risorse ingenti senza risultati, ecco l’ennesima prova che fuori delle istituzioni c’è più innovazione.

Nulla di personale: sono un professionista che lavora all’interno di una PA e so bene le criticità nell’essere pionieri all’interno di sistemi costruiti nell’800. E non sarà l’ultima volta che ne parlo. Ma come mettere a sistema questa energia e queste iniziative?

Il resto lo trovate su pionero.it.

Pensavo di essere un cittadino consapevole e invece vengo considerato un virus

Posted by Michele On aprile 20th, 2013 / Commenti disabilitati
Queste elezioni del Presidente della Repubblica sono il punto di non ritorno.

Da sempre sostenitore della partecipazione, dell’accountability  e della trasparenza, sono stupito, deluso e incazzato di fronte al comportamento dei nostri rappresentanti riuniti per decidere il Presidente della Repubblica.

Ma parlando stamattina con Francesca (leggetevi il suo primo post su che futuro …) ho capito che abbiamo una grande opportunità.
Siamo di fronte ad un punto di non ritorno.
Forse avremo un Presidente della Repubblica eletto con metodi che non riconosciamo ma oramai il re è nudo. E mi vien voglia di lavorare al domani.
Figli di sistemi opachi, tra franchi tiratori (miopi) e voto segreto, i grandi elettori si barcamenano usando strategie e dialettiche figlie del secolo scorso.
Credono di poter decidere senza rendicontare e raccontare le loro strategie.
Credono di aver a che fare con cittadini passivi nel ricevere  decisioni.
Ma sbagliano.

Se prima dell’epoca dei media sociali, della società dell’informazione, vigeva la cieca delega che dava potere assoluto ai rappresentanti, ora, di fronte alle sezioni occupati del maggior partito italiano, come non accettare di sperimentare nuove vie?
Di fonte alle migliaia di mail mandate ai parlamentari cercando dialogo e pro Rodotà, molti grandi elettori si son sentiti attaccati: pensavo di essere un cittadino consapevole e invece vengo considerato un virus…pazzesco!

Su questo il partito M5S ha indicato la via.
C’è poco da dire: ovviamente chi mi conosce sa che sono molto critico verso come gestiscono il carisma pop di Grillo per creare consenso ma partiamo dal loro uso della rete.
Seppur controllato e usato in modo assolutamente non trasparente, con derive populistiche in agguato, credo fermamente che il loro uso del web sia da seguire.
Ci ho provato con il Pd che vorrei ed infatti ho dato fastidio. Pensavo di aver innescato qualcosa, ma ero troppo fiducioso.
Ma sono convinto ( e chi mi conosce sa che non mollo) che, anche in politica, aprire le stanze dei bottoni, può essere l’unico modo per ridare vita ad organismi pensati nell’800.
Strada, Gabanelli, Fo e Grillo son d’altronde personaggi televisi che godono di popolarità grazie ai vecchi media: su questo avverto il vero pericolo nell’uso di consultazioni pubbliche.
Ma, detto questo, siamo di fronte ad una dialettica che dal basso cerca vie di comunicazione non previste.
Cominciamo a prevederle?
Dobbiamo ripensare il sistema di collegamento tra rappresentanti ed elettori.
Dobbiamo hackerare le isituzioni per salvarle.

Dobbiamo aprire spazi di dialogo senza andare oltre il rispetto del mandato imperativo. Può tornare utile ciò che scrissi poco tempo fa scrissi sulla gestione delle città e sull’uso dei media sociali.
Forse è colpa della mia generazione che non ha ancora capito che il paese siamo noi.
Ma dovremmo cominciare ad essere meno educati verso le istituzioni…
ps: era un bel po’ che non scrivevo nel mio blog…mi mancava!

Con i media sociali possiamo hackerare le città

Posted by Michele On marzo 24th, 2013 / Commenti disabilitati

Ogni giorno, mediamente, 40.000 persone scelgono di affittare 1 delle 250.000 camere disponibili su Airbnb (fonte economist) scegliendo tra 30.000 città e 192 paesi: senza gerarchie e intermediazioni, il sistema vive grazie a dinamiche tipiche dei media sociali, tra peer to peer e reputazione.

Di fronte a questo caso emblematico, possiamo pensare di organizzare lo sviluppo e la gestione dei territori con un’idea di cittadini passivi nel ricevere informazioni?

Questo l’incipit di un mio articolo uscito su ForumPA: ecco qui l’articolo completo.

OpenBTO

Posted by Michele On dicembre 5th, 2012 / Commenti disabilitati

Tornato dal BTO come sempre carico di input.

Aiutandomi con tweet, foto e link, aggiungo i punti che mi porto a casa:

il format: credo non ci siamo altre iniziative con questo approccio in Italia. Molti video e infografiche con effetto da show accompagnati da contenuti di qualità e da formazione.


Vorrei un BTO sulla PA, sulle PMI e su tutti i settori dove non si è capito che la musica è cambiata da un pezzo. Serve innovazione.

Cassetta per gli attrezzi: per me che faccio della formazione una condizione sine qua non, per me che vorrei un Manzi nel 2.0, per me che fin dalla mia prima edizione del BTO (3 anni fa) suggerii di creare anche una linea di alfabetizzazione digitale di base, è la base su cui costruire.

Come deve usare i social media una Pubblica Amministrazione per promuvere il turismo? Qui il ppt di Vincos.

L’esempio Australiano ancora una volta ci indica che è la partecipazione dei cittadini la strada da percorrere. Non basta lanciare una contest eh, ci vuole strategia e visione.

Aggiungo un estratto di un post di Iabichino su caso concreto, vicino a noi e davvero emblematico: una pagina su Facebook per promuovere, attraverso la fotografia, l’Abruzzo, solo attraverso la collaborazione di migliaia di persone e senza istituzioni, conta su 90.700 utenti “davanti come numeri a progetti di promozione turistica nati da grandi investimenti come Visit Trentino o Turismo Emilia Romagna”.

Booking pubblici: di sicuro vann0 ripensati. Manca un pò di trasparenza visto che non è chiaro il ritorno dell’investimento: mi rendo conto che in Italia dare tutto in mano ai privati equivale ad esternalizzare ad aziende private estere, ma il pubblico è capace di interporsi?

Recensioni on line. I dati ci parlano di come siamo e di cosa ci piace condividere. Aspetto di vedere le slide per approfondire.

Il mondo di AirBnB e simili. Dal numero di tweet è evidente che questo panel mi è piaciuto. La disintermediazione è forte e il senso di smarrimento delle classiche strutture ricettive è lampante: non si tratta solo di web perché, come dimostravano le osservazioni puntuali di Monica Fabris, c’è una visione più sociale-sociologica di fondo. Ricordo un suo intervento del BTO 2011 che andava nella stessa direzione.

Brand Italia e la presentazione della ricerca brand national index. Perdiamo 5 posizioni in 1 anno.

Per i commenti, basta un tweet di Gluca.

I festival e la promozione turistica: al prossimo che mi propone una campagna noiosa, gli faccio vedere alcuni numeri del distretto fiandre…

Webbing rank dello Studio Giaccardi Associati: quando il progetto di promozione turistica on line, nasce dai numeri e dallo studio, analizzi 22 strategie web europee, le racconti e le compari. Complimenti.


Mention speciale ai premi alle strutture ricettive per la presenza sui social. Come vedete dal mio tweet, parteggio per questo video che rispondeva ad alcune recensioni su tripadvisor: davvero un caso studio.

Per finire, da frequentatore e amante del BTO, mi permetto 2 consigli:

fact checking: mi piacerebbe che ci fosse uno staff dedicato a verificare i dati che vengono sparati dai relatori. Credo potrebbe essere veicolo di qualità e credibilità. Altrimenti finiamo per legittimare la dialettica top down.

e-goverment: credo fermamente, e come professionista credo di dimostrarlo, che il web non sia solo storytelling e condivisioni social. Credo al web come piattaforma ablitante di processi di intelligenza collettiva. Al BTo 2013 vedrei bene un panel dedicato agli open data per esempio. O un Hackathon.

Finisco con 3 link, due dei quali non turistici:

video della polizia belga sulla privacy e l’uso dei nostri dati on line. Grazie a Mirko Lalli che l’ha fatto vedere in un panel.

slide di Fabio Lalli su come far diventare la propria azienda porn: non è porno eh…

video su Matera: Micaela Bandini si conferma con il suo progetto can’t forget it e poi Matera è magica.

Ecco, devo dire che la Basilicata è stata un pò la protagonista di questa BTO.

Prossimo anno vorrei che anche Bologna dicesse la sua, visto abbiamo news dal lato turismo.

Spèrem!